Rassegna Stampa APERTURA SFISP 21 settembre 2013

 

CORRIERE DEL VENETO di domenica 22 settembre 2013

Pag 7 Il Patriarca: “Serve più equità, ma l’indipendenza non è la via” di Monica Zicchiero
L’appello ai cattolici: “Fate politica e non abbiate paura di sporcarvi”

Mestre - I cristiani non devono «aver paura di sporcarsi le mani» entrando in politica. Il Patriarca Francesco Moraglia apre l'anno accademico della Scuola di Formazione Politica della Diocesi di Venezia invitando i fedeli a recuperare la dottrina sociale della chiesa. Ma non in astratto. Recuperare significa riportare dentro le comunità temi come «bene comune, lavoro, giustizia, equità, pressione fiscale, salario».
E dà subito il buon esempio prendendo una posizione netta sulle spinte separatiste che in Veneto fervono via referendum, da quello sull'indipendenza a quello sull'autonomia di Venezia e Mestre: «La ragione e il torto non stanno da una sola parte. La questione delle spinte autonomiste anima tutta Europa - ricorda - Basta citare la Spagna e la Catalogna. Cercano di porre un problema allo Stato centrale perché tarda a dare risposte o ad esprimersi in modo equo. Ma la storia comune dei popoli non può essere cancellata e ci sono più motivi e vantaggi a stare uniti piuttosto che dividersi».
Contro la secessione ma anche contro l'invadenza delle grandi navi: la diocesi veneziana prende posizione. «Interessi legittimi hanno preso il sopravvento - analizza il Patriarca a proposito del continuo passeggio di transatlantici in canale della Giudecca - E molte volte si arriva a prendere decisioni non facili dopo eventi tragici. Bisognerebbe avere il coraggio di decidere senza attendere eventi tragici. Venezia vive sul bello e sulle navi si è instaurato un metodo che bisogna avere il coraggio di rivedere. Parzialmente». Coraggio è una parola che Moraglia ripete spesso anche nella sua relazione dedicata alla «Dottrina sociale della Chiesa e alla Missione dei Laici» per la giornata di apertura del ventitreesimo corso della Scuola di Formazione Politica della diocesi, una scuola voluta dall'allora patriarca Marco Cè che negli anni ha visto come relatori Tina Anselmi, Romano Prodi, Pierre Carniti e Massimo Cacciari, Rosy Bindi e Tiziano Treu, Pier Paolo Baretta e don Albino Bizzotto, oltre allo storico gruppo dei fondatori: monsignor Fabiano Longoni e docenti di Ca' Foscari come Giuliano Petrovich, Giuseppe Goisis e Ignazio Musu. Quest'anno sul tema «Economia e Lavoro - Per un'economia dal volto umano» tra i docenti ci saranno il direttore della scuola Maurizio Padovan, il politologo del Bo MarcoAlmagisti, l'ex sottosegretario Paolo Giaretta, Francesco Borga, il vaticanista Luigi Accattoli.
«La chiesa non fa politica, non entra direttamente nell'agone. Ma non è disinteressata al bene comune e alla giustizia sociale. La chiesa vuole formare le coscienze», specifica Moraglia. Coscienze attive nella città. «I cristiani devono essere presenti nei consigli scolastici, nei quartieri. Nei nostri patronati non si fa più cultura, un cineforum serio non c'è più - analizza monsignor Longoni - E le associazioni cattoliche dove sono quando il Comune di Venezia fa una proposta incostituzionale come mettere su moduli scolastici genitore uno e due? I cristiani con pacatezza devono dire la loro». Devono, non possono.
«La politica è stata un po' maltrattata dalla comunità cristiana: della politica non mi occupo perché è sporca, sento dire, la facciano gli altri. E gli altri l'hanno certamente fatta», riassume il Patriarca. Che ammette la pochezza dell'attuale offerta culturale delle parrocchie. «Centri di ricreazione, va anche bene ma non rispondono alla finalità di formare la comunità cristiana: la cultura ci permette di essere credenti in pienezza».
Non solo: ci vuole una fede «capace di essere laica, il cristiano sa che cosa deve dare a Dio e cosa a Cesare». Sennò la Bibbia diventa anche codice civile, penale e Galateo, come in altre religioni. Quello, invece, è il terreno del bene comune dove i cristiani, laicamente, hanno qualcosa da dire e da dare.

 

IL GAZZETTINO DI VENEZIA di domenica 22 settembre 2013

Pag XI  Il patriarca Moraglia: “Bisogna recuperare la passione per la politica” di a.spe.

«La politica non è una cosa sporca. Senza di essa, si muore. Un cristiano non deve vederla come un attentato alla fede». In tempi in cui cresce la disaffezione verso la classe dirigente, il patriarca Francesco Moraglia lancia un monito in linea con l’appello dei giorni scorsi di papa Francesco a impegnarsi a livello civico.
Aprendo ieri a Trivignano il nuovo anno della Scuola di formazione della diocesi, ha detto che «la chiesa non fa politica nel senso che non entra nell’agone, ma certo non si disinteressa al bene comune o alla giustizia sociale. Bisogna recuperare la passione per la politica, stiamo rimpiangendo certe figure del passato che venivano chiamate "politici di razza" e che spesso erano frutto di una selezione".
Il patriarca ha poi aggiunto che «le comunità cristiane di oggi sono molto deboli sotto il profilo della proposta culturale. Se esse non tornano ad essere luoghi di cultura, per esempio con il progetto educativo dei patronati, la cultura ce la fanno gli altri». Una strigliata che ha fatto seguito a quella del delegato per l’azione sociale e la cittadinanza don Fabio Longoni che, dal canto suo, ha affermato: «Sulla questione del genitore uno e due sui moduli scolastici, che peraltro è anticostituzionale, è grave che le nostre associazioni non siano mai intervenute, il dovere della testimonianza è fondamentale».
Nel frattempo, sempre ieri in serata, il patriarca ha celebrato nella chiesa dei Cappuccini il 45. anniversario della morte di San Pio.

 

LA NUOVA di domenica 22 settembre 2013

Pag 25 «I cristiani facciano politica senza paura» di Gian Nicola Pittalis

Trivignano: il Patriarca Moraglia all’inaugurazione della Scuola di formazione all’impegno sociale

Creare nuove basi e fornire gli strumenti adatti alle nuove generazioni per approcciarsi alla politica e diventarne parte integrante confidando nei valori cristiani. Questo il tema affrontato ieri nella sala San Marco del teatro parrocchiale di Trivignano durante la presentazione dell’anno accademico 2013/2014 della Scuola di formazione all'impegno sociale e politico (Sfisp).
Il titolo del dibattito a cui hanno preso parte il Patriarca di Venezia Francesco Moraglia, Marco Almagisti, politologo dell'università di Padova, don Fabio Longoni, fondatore della scuola e direttore dell'ufficio pastorale per i problemi sociali e del lavoro, e Maurizio Padoan, direttore della Scuola, è stato “Aaa...Cercasi personale politico di bella speranza/presenza” con la parola speranza volutamente cancellata a segnare la volontà di capire e analizzare qual è il senso della formazione politica in un periodo in cui più delle capacità e dell'esperienza conta il saper apparire e l'utilizzare i nuovi media, da facebook atwitter.
Ad aprire il dibattito è stato il docente Almagisti che ha ricordato come «una scuola di formazione deve saper contribuire fortemente alla nascita del nuovo uomo politico. Viviamo una generazione politica diversa rispetto ad anni fa dove per entrare in politica bisognava fare una lunga trafila per prepararsi come persona. La politica, come ogni altra attività, presuppone la conoscenza di codici che devono venir insegnati durante un lungo iter, ma oggi questa classe dirigente, per inesperienza o mancanza di veri maestri, è un’assenza pesante per lo Stato».
A chiudere l’incontro è strato il Patriarca che ha sottolineato il ruolo della comunità cristiana nella formazione. Riprendendo le parole di don Fabio Longoni, Moraglia ha detto: «Dobbiamo pensare di costruire un ponte a più arcate per fare entrare le nostre dinamiche nel grande fiume della cittadinanza e per farlo dobbiamo trovare i punti fermi su cui puntellare il ponte: nelle parole di Cristo». L’obiettivo della scuola di formazione è creare delle comunità che siano presenti nei consigli di quartiere e nelle comunità cittadine per portare le idee cristiane nelle scuole come nel mondo dell'economia.
«È un errore», ha concluso il Patriarca, «pensare che per il cristiano occuparsi della politica sia come sporcarsi le mani. Lo stesso nostro Papa ha sottolineato come vada migliorato anche il concetto di cristiano e di fede per capire come il Nostro Dio che vive nella città non discrimina ma chiede anche la collaborazione dei laici per proporre e sostenere le idee cristiane anche fuori dallo spazio sacro dell'edificio della chiesa».